giovedì 12 febbraio 2015

Numero Zero - Umberto Eco

Qualche tempo fa, sulla mia fanpage facebook di sommobuta, ho pubblicato una foto. Sì, insomma, mi sono bullato del mio ultimo acquisto librario ebuccoso, ovvero del nuovo romanzo dell’Illustrissimo ac Reverendissimo Professore Sempresialodato Sua Magnifica Maestosa Magnificenza Umberto Eco.
Non appena ho saputo dell’uscita di “Numero Zero”, le dita sono corse su Amazozzz, e per il prezzo non proprio user friendly di 9,99 euris (limortacci) le mie app Kindle sono state benedette dal nuovo, tracotante, irreprensibile, fantasmagorico parto erudito dell’eminente intellettuale nostrano.
Che poi è il mio scrittore preferito urbi et orbi, quindi era tipo un acquisto obbligato.
Subito è partita la richiesta: “A sommobù! E allora? Com’è st’Eco?
E quindi eccoci qua a rispondere all’infingarda domanda: com’è Numero Zero di Umberto Eco?






















Se vi fate una passeggiata su Amazozz noterete come Numero Zero di Umberto Eco non stia incontrando i favori del pubblico. Secondo molti, infatti, oltre ad essere un romanzo terribilmente breve rispetto agli standard di Eco (talmente breve che le malelingue dicono che sia uno scarto tirato fuori dal Professore per adempiere ai doveri contrattuali con Bompiani), Numero Zero sarebbe la copia sbiadita, scialba e brutta de “Il pendolo di Foucault”.
Ma è davvero così?

Risposta: assolutamente no.
Chi ha letto Numero Zero e l’ha accostato al Pendolo non ha decisamente capito un’emerita ceppa del romanzo, né quale fosse il suo intento. Il perno centrale del Pendolo di Foucault infatti era quello di mettere alla berlina il mondo dell’occultismo e dell’esoterismo. I personaggi del Pendolo infatti hanno a che fare con gente che crede ciecamente a logge massoniche, Illuminati, piani segreti, complotti #totalitombali per dominare il mondo. E i tre protagonisti principali del Pendolo, influenzati da sciocchezze occultiste, finiscono per inventare un complotto assurdissimo di sana pianta, che sarà ritenuto veritiero dai loro "avversari". Ma magari, del Pendolo, ne parliamo più approfonditamente tra un paio di settimane.
Contenti?

Coming soon on "Buta's Bookmark"

In Numero Zero, invece, il gombloddo “ucronico” (che non vi racconto per non spoilerarvi nulla) raccontato da uno dei personaggi a Colonna, il protagonista, è solo il pretesto per rafforzare la spina dorsale del romanzo, incentrato sul “lato oscuro” del giornalismo e su quali sono i meccanismi fondanti che mettono in moto la macchina del fango. Serve solo a evidenziare come il giornalismo in Italia, tutto sommato, non abbia mai fatto fino in fondo il proprio lavoro, raccontando sì i fatti scabrosi e terribili che hanno attraversato la storia del nostro paese dalla Seconda Guerra Mondiale in avanti, ma spesso agendo con acquiescenza, lasciandosi scivolare tutto addosso e senza mai informare il cittadino su come siano andate effettivamente le cose.

Colonna, ghostwriter, scrittore fallito e traduttore freelance viene infatti assunto da un personaggio ambiguo di nome Simmei col compito di scrivere, a posteriori, la storia di una redazione giornalistica creata “ad hoc” dal Commendator Vimercate, il quale è intenzionato a creare “dossier fittizi” su amici e nemici al fine di guadagnarsi un biglietto di sola andata per una poltrona politica.
Chissà a chi sarà mai ispirato, questo Commendator Vimercate...

Un indiziato (molto) a caso

Attraverso gli occhi di Colonna, nel corso delle varie riunioni della redazione, assistiamo chirurgicamente alla nascita della costruzione di una notizia. Crollano così le barriere secondo le quali i giornali riportano fedelmente i fatti, perché invece Eco ci mostra (esagerando, naturalmente – anche se poi non così tanto, a ben pensarci) come i giornali “fabbricano” notizie a uso e consumo della moda del momento.

Ci avete mai fatto caso quando accade un avvenimento spiacevole, tipo quando una persona viene azzannata da un cane, e puntualmente – e sistematicamente – nella settimana successiva giornali e tv non fanno altro che parlare di altre persone attaccate da altri cani?
Ma guarda che combinazione! D’improvviso sono impazziti tutti i cani dell’italico stivale!

Il mestiere di giornalista: un mestiere da cani

La verità è che tutti i giorni un numero “X” di persone subiscono attacchi dai loro amici a 4 zampe: ma salgono agli onori della cronaca unicamente quando c’è bisogno – o si vuole creare un allarme fittizio -, unicamente per “creare una notizia”. E la stessa identica cosa si può dire per qualsiasi fatto di cronaca: rapine, omicidi, suicidi. Se in un dato momento fanno notizia o creano tendenza…li si racconta.
Altrimenti: ciccia!

Quantunque il romanzo sia ambientato nel 1992 è impossibile non individuare riferimenti, persone e fatti dei nostri giorni. Esilarante e spassosissima la spiegazione di come i giornali creano articoli “ad hoc” per delegittimare un avversario “antipatico”, raccontando fatti ma instillando nel lettore un senso di “dubbio” sollevando domande o accostando cose che con il personaggio sono solamente “tangenti”.

La famosa "macchina del fango"

Pensate, per esempio, all’elezione del nuovo Presidente della Repubblica, Mattarella. Molti giornali a lui avversi hanno scritto pezzi in cui lo si tratteggiava sì come una persona onesta e dalla schiena dritta, ma con alcuni parenti non proprio trasparenti. Per proprietà transitiva tali giornalisti miravano a “far credere” che se i parenti di Mattarella non fossero degli stinchi di santo, anche il (futuro) Presidente doveva essere un manigoldo come loro.

In buona sostanza Numero Zero è una straordinaria prova di Eco sulle condizioni del giornalismo nostrano, tanto che la sua brevità sembra quasi sottolineare l’essenza stessa delle notizie "flash".
Un romanzo veloce, iperrapidissimo e alla portata di tutti, alla “stessa stregua” della più futile (e dannosa) delle notizie usa e getta.

Insomma, anche se sono (molto) di parte quando si tratta di Umberto Eco, Numero Zero è un libro consigliatissimo, senza se e senza ma.
E voi? L’avete letto? Se sì, che ne pensate?

17 commenti:

  1. Io ho letto recensioni negative come te, però più che altro ho sentito solo dire che è "sottotono" (senza paragoni) oppure che non ha senso (e da quel che ho capito dalla trama c'è un caso di ucronia, cosa che magari la gente non ha colto una sega). La cosa mi ha un po' buttato giù è il sottotono perché secondo me solitamente Eco da buon semiologo quale si ritrova riesce sempre a creare dei punti di vista "intelligenti" senza nessun pretesto. Mi hai ridato un po' di speranza.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il "gombloddo ucronico" è (e rimane) un complotto ucronico. Che non viene provato. Il libro non è un'ucronia, ma c'è un elemento (finto)ucronico che serve proprio a irrobustire "la tesi" del romanzo. Da quello che ho letto dalle recensioni la gente ha pensato che il nucleo del romanzo fosse questo complotto, quando invece è solo un corollario al tutto. ;)

      Elimina
  2. Il mio interesse nei confronti di Eco è pressoché nullo, oltre al fatto che ho letto solo Il Nome della Rosa (controvoglia oltretutto), è, per usare un eufemismo, discretamente lontano da me ideologicamente. Un poco. xD

    PS: Tu e le tue frecciate al Presidente...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mica è colpa mia se ovunque mi giro lo trovo. :'(

      Elimina
    2. Nullo? Che ci fai qui allora? XD

      Elimina
  3. Mi hai fatto venire in mente che tipo 10 anni fa prestai il nome della rosa a un amico.
    Chi s'è visto s'è visto xD

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Potresti sempre riprendertelo "dritto pe' dritto!"

      Elimina
  4. E' solo una coincidenza che sia stato scritto questo articolo, quando ieri hai citato "la stampa/i notiziari" mentre parlavi de "Lo Sciacallo" nell'articolone del "Viagra della mente"? :D

    Comunque, tornando ad Eco e più precisamente a "Numero Zero", ti dico sinceramente di non averlo letto, però concordo sulla motivazione che hai dato in giustificazione alla brevità del romanzo...oltre che sottolineare la vera essenza delle notizie "flash", secondo me è una "forma" voluta per indicare la pochezza del giornalismo italiano.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Diciamo che la visione del film e la lettura del libro è avvenuta a stretto giro, sarebbe stato interessante addirittura fare un "confronto" proprio tra le due storie. Ma per essere recepito bisognerebbe vedere sia il film che leggere il libro, sennò è tempo sprecato. ;)
      "Coincidenze? Io non credo!" (cit.)

      Elimina
    2. Sarebbe interessante anche fare un articolo che tratti entrambi gli argomenti centrali delle due opere...magari citando il libro e il film solo come fonti :D

      Elimina
  5. Io di Eco ho amato davvero all'epoca l'ottimo "Il nome della rosa", che dovrei ora come ora rileggere per poterlo apprezzare ancora meglio(si parla di almeno una decina di anni fa); dopodiché avevo provato a leggere "L'isola del giorno prima", che all'epoca trovai parecchio indigesto e non riusci neanche a finire. A quel punto il buon professore l'ho lasciato un po' in disparte purtroppo, ripromettendomi sempre di ritornare sui miei passi, ma alla fine anche "il cimitero di Praga" che mi ispirava abbastanza non l'ho ancora letto(shame on me!). A questo punto visto che mi serve or ora un libro diverso dal Barker ormai agli sgoccioli, sfrutterò il tuo consiglio e mi leggerò il buon Professore; anche perchè l'idea alla base mi interessa molto, visto che il giornalismo in un modo o nell'altro ci tocca tutti.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. "L'Isola del Giorno Prima" è interessante se lo leggi in parallelo con "I promessi sposi", ci sono alcuni avvenimenti che Manzoni racconta nelle sue digressioni che nel romanzo vengono spiegati bene (tipo la guerra del Monferrato e cose amene).
      Però sicuramente è il romanzo di Eco che mi è piaciuto di meno (per non dire che è quello che proprio m'ha fatto schifo, ecco).

      Il Cimitero di Praga mi è piaciuto, invece.

      Elimina
  6. So, che non c'entra molto... vado un attimo in OT!
    Il quattordici Marzo Umberto Eco sarà ospite nella mia città: gli conferiranno un'onorificenza per gli studi di San Tommaso d'Aquino.
    Quando ti andrò di dico com'è stato :)

    RispondiElimina
  7. Ho letto "Numero Zero" proprio in contemporanea con te, e devo ammettere che le sottigliezze narrative utilizzate per mostrare come si 'gonfiano' o 'mascherano' le notizie anche al giorno d'oggi, sono state davvero acute e brillanti (parliamo di Eco, quindi è automatico). La vicenda riguardante la morte di Mussolini devo ammettere che l'ho letta con estremo interesse (adoro i 'complotti' storici, sopratutto se esclusivamente fantasiosi). In sintesi, mi è piaciuto parecchio, al contrario del resto della massa.
    P.S. Forse a molti non piace perché in alcuni tratti è molto 'tecnico', quindi risulta essere complicato da leggere e da capire per tanti, che si cimentano nella sua lettura solo per poter dire "Anch'io compro ai Grandi Magaz... ehm, scusate il lapsus! Anch'io leggo Umberto Eco!"
    P.P.S. Devo ammettere che appena mi son trovato a leggere di Vimercate, pensando anche che in quello stesso momento c'eri tu a leggere lo stesso libro, mi è partita una particolare associazione mentale di idee, con stampato sopra un grosso MI CONSENTA! XD

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Diciamo che la cosa che potrebbe far storcere il naso è che Eco abbia copia/incollato diverse bustine di Minerva per questo libro. Tutti gli elenchi, i modi per entrare a far parte di una loggia o un cavalierato, oppure la ricostruzione dell'autopsia di Mussolini erano cose vecchie e già lette. Ma ognuno con la propria roba ci fa quello che vuole.
      Sul libro in generale, invece, poco da dire.
      Evidentemente la gente si aspettava un libro diverso, chissà.

      "Anche Salviati compra ai grandi magazzini" (cit.)

      Elimina
  8. A tal proposito c' è anche un film, "Diritto di cronaca" che parla di qualcosa di simile e a vederlo oggi la realtà pare abbia superato la fantasia, almeno qua in Italia!

    "E la stessa identica cosa si può dire per qualsiasi fatto di cronaca: rapine, omicidi, suicidi. Se in un dato momento fanno notizia o creano tendenza…li si racconta.
    Altrimenti: ciccia!"

    Si, come un periodo in cui gli italiani parevano diventati un popolo di stupratori!

    RispondiElimina